Enrico Alberton, il campione del mondo di fumo lento

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Enrico Alberton, il campione del mondo di fumo lento con la pipa: «Una noce di tabacco per tre ore. Sigarette? Mai toccate»

diBeatrice Branca

Trevigiano, 63 anni, ai mondiali di Bucarest ha guidato gli azzurri alla vittoria: «Ho smesso per vent’anni quando sono nate le mie figlie, poi ho ripreso. Mia moglie? Non fuma ma viene con me alle gare, così viaggiamo»

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Vince bene chi spegne la pipa per ultimo. Il 65enne Enrico Alberton ha fumato ininterrottamente per 2 ore, 23 minuti e 10 secondi e, assieme alla nazionale italiana, ha conquistato, domenica 8 ottobre, a Bucarest, il podio più alto del Campionato Mondiale di Lento Fumo con la Pipa. Originario di Montebelluna, in provincia di Treviso, è stato l’ultimo, su 199 partecipanti di 17 nazioni, a spegnere la pipa: ha fumato più a lungo di tutti senza mai riaccenderla. Enrico, grazie alla sua prestazione, ha quindi trainato i compagni, tutti veneti, Pietro Mazzilli, Christian Dal Bò, Alberto Basciano e Paolo Simioni, facendo ottenere alla nazionale italiana il decimo titolo di campione del mondo.
 
Enrico, come si diventa campioni del mondo in lento fumo con la pipa?
«La vittoria non è stata solo mia, ma dell’intera nazionale. Io ero solo uno dei partecipanti. Nella gara ho segnato il miglior tempo, ma il mio risultato non sarebbe stato sufficiente se anche i miei compagni non avessero fumato almeno per due ore consecutive. Per ogni nazione si calcolano i tre tempi migliori dei cinque componenti della squadra. L’Italia si è quindi classificata per prima con la Federazione Pipa Club Italia, guidata da Genny Magrin, l’unica presidente donna nell’ambiente a livello internazionale».
 
Come funzionava la gara?
«Tutti avevamo la stessa pipa bianca di Mister Brog e tre grammi di tabacco Peterson Early Morning, originario dell’Irlanda. Una miscela di virginia, latakia e orientali, con aroma di spezie dolci, miele e melassa. Avevamo cinque minuti per prendere il tabacco e sbriciolarlo al meglio e un minuto per accendere la pipa usando al massimo due fiammiferi. Dopodiché bisognava cercare di fumare il più a lungo possibile».
 
Qual è stato il suo asso nella manica durante la gara?
«Non c’è una tecnica vincente, ognuno adotta quella che ritiene più opportuna. La mia è stata quella di controllare costantemente la brace e di mescolare sempre la cenere con il tabacco per evitare che la pipa si spegnesse. Al contrario di alcuni concorrenti che trattenevano il fumo, io lo buttavo continuamente fuori. Direi che la mia tecnica ha funzionato, ma non è stato il mio tempo migliore».
 
Perché? Qual è il suo record?
«Fumare oltre le due ore è un buon tempo ma si può fare di più. Una volta sono riuscito a fumare consecutivamente per 3 ore e 4 minuti senza mai far spegnere la pipa. Durante i miei allenamenti per il campionato sono arrivato a 2 ore e 53 minuti».
 
Come ci si allena per una gara di fumo?
«O mi trovavo con i miei compagni al Calumet Pipa Club di Cornuda, realtà che ormai frequento da molti anni, o a casa di qualcuno o nei locali dove si può fumare. In quei momenti ognuno si accendeva la propria pipa nei tempi stabiliti dalla gara e provava la sua tecnica. In realtà era soprattutto una scusa per ritrovarsi e parlare di pipe e tabacchi». 
 
Ha vinto anche altre competizioni in passato?
«Sì, altri tre campionati italiani. Sono dunque soddisfatto di aver raggiunto anche questo traguardo a livello internazionale».
 
Quante pipe possiede?
«Difficile dirlo, ne avrò almeno centinaia. All’inizio le compravo o le barattavo con altro: pensi che una volta ho scambiato la mia automobile per delle pipe. Negli ultimi anni invece ho smesso di fare queste cose e mi sono rifornito con i campionati italiani e le gare internazionali dove ci regalano sempre tante pipe e di tutti i tipi».
 
Qual è la sua pipa del cuore?
«Mi piacciono le canadesi lunghe con il bocchino piuttosto lungo. Come materiale amo soprattutto le pipe fatte con la radica, un arbusto della macchia mediterranea. In questo momento però sto fumando una pipa in schiuma, un minerale della Turchia. Particolari sono anche quelle di Giorgio Boscolo, prodotte a Chioggia in terracotta».
 
Da quanto tempo fuma?
«Ho iniziato a fumare la pipa 42 anni fa e a fare le prime gare. Le sigarette invece non le ho mai toccate. Ho smesso poi per 20 anni quando le mie figlie erano piccole. Negli ultimi anni ho invece ripreso e mi sono di nuovo fatto trascinare nelle competizioni. Volevo coinvolgere anche le mie figlie ma niente da fare. Mia moglie invece, pur non fumando, mi accompagna sempre in giro quando ho un campionato. Siamo stati a Copenaghen, in Francia, in Svizzera, in Austria e in Portogallo. Per noi sono diventate ormai delle occasioni preziose per viaggiare».
 
Non è riuscito a convincere le sue figlie a fumare la pipa. Ma che cosa mi può dire invece più in generale delle generazioni più giovani?
«Qualche persona di 23 anni c’è nel nostro club ma purtroppo siamo una razza un po’ in via di estinzione. Le persone che fumano la pipa sono sempre meno così come anche i negozi specializzati dove potersi rifornire. A Cornuda c’è ancora un punto vendita ma per cose più particolari bisogna comunque andare a Treviso o a Cittadella».

FORME DELLE PIPE

  • BILLIARD – La più diffusa, diritta ed equilibrata con le pareti della testa verticali.
  • BENT – La curva per eccellenza, molte le possibili variazioni della testa.
  • CANADIAN – Simile alla Billiard, ma con classico cannello lungo e bocchino corto.
  • APPLE – Dalla testa molto arrotondata, si abbina spesso con altre famiglie.
  • BULLDOG – Spesso con cannello quadro e con la classica scanalatura sulla testa.
  • POT – Con testa bassa e le pareti molto spesse rispetto alla Billiard.
  • FREEHANDS – Sono spesso capolavori, fatti a mano e derivano da ciocchi molto pregiati. Le forme che si possono incontrare sono moltissime e tutte diverse fra loro.

fonte tabaccheriatoto13